Il Bar Luce progettato da Wes Anderson è bellissimo

Il Bar Luce progettato da Wes Anderson è bellissimo

 
27 luglio 2015

bar-luce_menù_fondazione-prada-milanoSarà un caso ma il bar più fancy di Milano si chiama Bar Luce. E a noi questa cosa ha fatto proprio piacere e ci illudiamo che sia anche un po’ merito nostro. A furia di parlare della luce, dei suoi influssi, di come utilizzarla e di come non sprecarla, siamo addirittura arrivati a Wes Anderson e alla Fondazione Prada. Non poco direi!
Così siamo andati a vederlo.

Ed è bellissimo.

Ok, Wes Anderson che l’ha progettato è uno dei miei registi preferiti e forse sono un po’ di parte. Mettiamoci anche che la Fondazione Prada è una di quelle operazioni culturali (almeno in apparenza) riuscite in cui sono certa un giorno lavorerò. Mettiamoci pure che ho un debole per l’archeologia industriale e lo studio OMA di Rem Koolas ha fatto un lavoro da paura.
Ecco, mettiamoci pure tutto questo, però resta che il Bar Luce è un luogo magico. Si respira l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano. Nulla è lasciato al caso, dai lustrini agli specchi, ai tavoli in formica.
Si possono trascorrere ore a rimirare le bottiglie dei liquori incastonate tra i mosaici di specchi, le scatole con i dolciumi dietro il bancone, la macchina del caffè vintage, la carta da parati e flipper datati.
Secondo Wes Anderson “non c’è una prospettiva ideale per questo spazio. Dal momento che è stato pensato per essere ‘vissuto’, dovrebbe avere molti posti comodi dove sedersi per conversare, leggere, mangiare, bere… Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo in cui mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi non cinematografici”.

bar-luce_interno

L’edificio che lo ospita mantiene una serie di strutture in acciaio a vista applicate alle pareti portanti che forniscono un rinforzo strutturale permettendo di conservare le superfici, quali il soffitto a volta che qui riproduce in “miniatura” la copertura in vetro della Galleria Vittorio Emanuele, uno dei luoghi-simbolo di Milano. Altri elementi chiave della Galleria trovano spazio nella parte superiore del bar, in una sorta di schema decorativo.
Quanto agli arredi, le sedute, i mobili di formica, il pavimento, i pannelli di legno impiallacciato che rivestono le pareti e la gamma cromatica ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui Anderson si è già ispirato per il cortometraggio “Castello Cavalcanti” (2013). Tra le altre fonti iconografiche vi sono in particolare due capolavori del Neorealismo italiano, entrambi ambientati a Milano: “Miracolo a Milano” (1951) di Vittorio De Sica e “Rocco e i suoi fratelli” (1960) di Luchino Visconti.

Peccato solo che il menu non sia così invitante e le sedute troppo poche per restare lì ore a chiacchierare, leggere o pensare.

www.fondazioneprada.org

www.oma.eu

Photo cover credits: www.culturedworld.com

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