Il sole non ha soldi, le opere effimere di Eliasson

Il sole non ha soldi, le opere effimere di Eliasson

 
5 agosto 2015

Effimero è il primo aggettivo che prende forma quando penso alle opere di Olafur Eliasson. La memoria corre al 2005 (eppure mi sembra ieri da quanto è vivo il ricordo!), all’installazione Your Black Horizon, realizzata insieme a David Adjaye in occasione della Biennale di Venezia. Ricordo perfettamente la sensazione di vuoto appagante che risuonò dentro di me entrando in quello spazio.
your-black-horizon_biennale-di-veneziaL’installazione, commissionata per la Biennale di Venezia dalla Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, era allestita all’isola di San Lazzaro, di fronte al bacino di San Marco. Il padiglione temporaneo altro non era che una stanza vuota, completamente dipinta di nero, con un’unica fessura stretta posizionata all’altezza degli occhi che correva lungo le quattro mura del padiglione.

La struttura, le mura, il pavimento non erano nulla. Involucro vuoto che accoglieva la linea dell’orizzonte.

Olafur Eliasson ci costringe a guardare lì. Toglie significato al contesto, lo svuota e lo depaupera per dare senso a quello che di solito ignoriamo. Toglie ogni distrazione. Aggiunge silenzio e ci lascia alla contemplazione. Lo sguardo si adatta e cerca la luce.
Un’installazione dal sapore quasi mistico, così pregna di rimandi colti.
È quella profondità priva di corpo che tra le mie dita prende il nome di effimero. Non perché priva di senso. Ma perché alleggerita da tutti gli orpelli.
olafur-eliasson-rivoli_the-sun-has-no-moneyLa tematica della luce e quella dello spazio sono ricorrenti nelle opere di Eliasson. Le troviamo anche nell’installazione site specific The Sun has no money creata nel 2008 per il Castello di Rivoli e tuttora allestita nelle sale piemontesi. ‘Oggi, sappiamo che il sole è una di quelle poche cose che non possiamo comprare o vendere. Non ha un prezzo e non ha soldi da spendere’ – si legge nel blog di arte contemporanea della città di Torino.
L’opera è nata all’occasione della T2, la seconda Triennale torinese di arte contemporanea, intitolata alle 50 Lune di Saturno. In quell’occasione, 50 artisti furono chiamati a interpretare l’animo saturnino, la malinconia di un pianeta inquieto e geniale. ‘Eliasson scelse di farlo ricostruendo un microcosmo di spazio, luce e arcobaleno, dove la presenza dello spettatore genera il movimento e diventa necessaria parte di un equilibrio malinconicamente inafferrabile’.

Eliasson pone l’uomo al centro delle sue opere. Lo spettatore è sempre invitato a porsi in una condizione di ascolto, in empatia con gli elementi naturali che ricrea nelle sue installazioni.

olafur_eliasson_weather_project_02Non a caso è ricordato come l’artista che ha portato il sole dentro la Tate con il suo The weather project, nel grande spazio industriale della Turbin Hall. Installazione spettacolare e poetica al tempo stesso, in grado di commuovere (nel senso originale del termine) persone di ogni razza, cultura ed estrazione sociale.


http://olafureliasson.net/archive/artwork/WEK100727/your-black-horizon
http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=4893
http://www.tate.org.uk/whats-on/tate-modern/exhibition/unilever-series-olafur-eliasson-weather-project

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