L’arte nel tempo e i Martiri di Bill Viola ad Auckland

L’arte nel tempo e i Martiri di Bill Viola ad Auckland

 
30 luglio 2015

violamartyrswater_tateMirano dritte al cuore le opere di Bill Viola. Si insinuano sotto pelle e non le scordi facilmente. Non so se sia una questione di ritmo. O il fatto che si tratti di temi ancestrali. Nascita, morte, amore, odio, sofferenza, paura. ‘La sua missione è indagare cosa significhi essere un uomo, stare al mondo pur essendo conscio del ticchettio del tempo verso il nulla’ – come scrive chiaramente Rachel Spence in una approfondita analisi sul Financial Times.
Fino al 26  ottobre il Castello di Auckland nella contea di Durham in Gran Bretagna ospita i video dei quattro martiri. Si tratta di quattro brani tratti dalla più ampia installazione intitolata al Martirio presentata nella cattedrale di Saint Paul a Londra nel maggio del 2014.

I Martiri (Terra, Aria, Acqua, Fuoco) consistono in quattro schermi al plasma che mostrano ciascuno una figura umana progressivamente sopraffatta dall’attacco violento di una forza della natura. Le quattro esperienze individuali sono orchestrate in modo da creare una coreografia corale. La cornice è data dal tema del martirio con un accento sulla sofferenza fisica del corpo resa evidente in modo drammatico attraverso gli elementi cardini.
A partire dalla riflessione sul significato originale del vocabolo greco martirio, ovvero ‘testimone’, Viola ha voluto mostrare come il martire ‘esemplifichi la capacità umana di sopportare il dolore, le difficoltà e anche la morte pur di rimanere fedele ai propri valori, al proprio credo e ai propri principi’.
Allestiti all’interno della Secentesca cappella di San Peter, i video riecheggiano l’atmosfera del luogo e mettono alla prova tutti i sensi e i preconcetti sulla fede. Inquietanti e belle al tempo stesso, queste opere offrono una profonda contemplazione sulla natura della fede, della sofferenza, del sacrificio e della morte.

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Strazia e addolora il silenzio dei quattro video e l’impossibilità di muoversi dei protagonisti schiacciati dal proprio martirio. Si passa dalla stasi al movimento in un incessante procedere dell’agonia. L’elemento naturale diventa sempre più invasivo e importante passando dalla quiete alla sopraffazione.
Questa estate si celebra il 350° anniversario della consacrazione della Cappella di San Peter nel Castello di Auckland. Che sia stato scelta l’opera di un artista americano contemporaneo per festeggiarla mi riempie di gioia. L’arte è nel tempo. Non è passato né presente. L’arte, quella con la A maiuscola, è sempre in dialogo. E così un cappella sacra del 1660 diventa la scenografia ideale per accogliere le opere di Bill Viola.

http://aucklandcastle.orghttp://www.tate.org.uk
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