LED a San Pietro, l’illuminazione di un campo da calcio?

LED a San Pietro, l’illuminazione di un campo da calcio?

 
11 febbraio 2015

L’illuminazione a LED conquista le cupole di Roma, partendo con San Pietro e Santa Maria Maggiore. A raccontarci i progetti Remo Guerrini, responsabile della unità di progettazione per gli impianti di illuminazione pubblica ed artistica di Acea di Roma.

Acea_Basilica San Pietro_nuove luci led_18122014_003AYL: Come nasce il progetto di re-illuminare la cupola di San Pietro?
RG: La cupola di San Pietro faceva parte del più grande progetto di illuminazione delle 48 cupole di Roma visibili da punti sopraelevati della città. Il progetto è stato poi rivisto e abbiamo deciso di iniziare dalla cupola di San Pietro e da quella di Santa Maria Maggiore, entrambe di proprietà dello Stato del Vaticano, come test per ottenere il placet dalla sovraintendenza e procedere nella realizzazione delle restanti cupole.
AYL: Le criticità e le sfide che avete incontrato nella progettazione e realizzazione del progetto?
RG: L’impianto di illuminazione di San Pietro era attivo dalla fine del ’99, poco prima del Giubileo, ed era costruito con sorgenti a scarica a ioduri metallici, sodio nelle varie condizioni oppure sodio a scarica normale (2000K). L’effetto che conferiva a San Pietro era stato giudicato ottimale sia per la critica che per la visione estetica che questo permetteva. La prima criticità, di conseguenza, l’abbiamo incontrata nel disegnare un progetto che fosse fedele a quello precedente mantenendo invariato il risultato, ma cercando di migliorare i parametri.
Un esempio? La facciata di San Pietro è grande come un campo da calcio, 95×55 m. Illuminare la facciata è come illuminare un campo da calcio con l’eccezione che la facciata è composta da elementi architettonici importanti con volumetrie diverse alle quali bisogna conferire la tridimensionalità e non renderle piatte al pari di altri elementi non sporgenti.
sanpietro-638x425AYL: Il numero di apparecchi è aumentato rispetto a quelli precedenti?
RG: Il progetto è rimasto completamente fedele a quello precedente anche sotto il punto di vista del numero degli apparecchi.
AYL: Qual è il consumo di tutto l’impianto?
RG: Attualmente tutto l’impianto consuma 15 Kw mentre prima ne consumava 50 Kw, con una qualità della luce oggettivamente migliore.
AYL: Per quanto riguarda Santa Maria Maggiore, avete incontrato le stesse difficoltà progettuali di San Pietro?
RG: Santa Maria Maggiore rappresenta una nuova installazione non essendo mai stata illuminata prima. Il progetto ha però ricalcato quello di San Pietro mantenendo la stessa impostazione. Santa Maria Maggiore è poi stata una vera e propria scoperta in corso d’opera.
AYL: Ci dice qualcosa di più?
S.M.Maggiore10RG: Santa Maria Maggiore ha la particolarità di avere due cupole, dette una Sistina e una Paolina perché edificate sotto papa Sisto e papa Paolo IV che apparentemente sembravano uguali e che invece abbiamo scoperto essere diverse. Lo abbiamo scoperto proprio grazie alla luce: avevamo posizionato tutte le lampade in modo uguale nelle due cupole ma abbiamo visto che, una volta illuminate, l’effetto non solo era diverso ma si andavano a formare delle ombre diverse da una cupola all’altra. È stata una scoperta non indifferente, nemmeno i titolari della basilica ne erano a conoscenza.
AYL: Ci può dire qualcosa sul prossimo progetto?
RG: I prossimi progetti sono diversi: dall’illuminazione dei fori imperiali, progetto già in corso d’opera, un progetto di ripristino di un impianto di tutta l’area centrale del foro romano, e questo sarà un bel recupero considerando che ad oggi è un buco nero all’interno della città pur essendo uno tra i siti archeologici più belli al mondo, e poi proseguiremo con il progetto delle cupole.


14c11d4AYL: Chi è Remo Guerrini?
RG: Io sono un responsabile di una parte delle progettazione in Acea e sono anche un direttore di un gruppo vocale-strumentale. Le due cose, pur non sembrando, sono collegate e si sposano insieme perché la luce è elemento di comunicazione e di creazione di emozioni. La luce diviene armonia, così come la musica e la matematica. Si pensi che fino al ‘400 la musica era matematica; esisteva infatti un movimento di pensiero che basava le composizioni su formule matematiche e veniva considerata, appunto, ars subtilior, un vero e proprio aspetto concettuale della musica.

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