‘Vedere la musica, sentire la luce’, il design per Andrea Ciotti

‘Vedere la musica, sentire la luce’, il design per Andrea Ciotti

 
23 ottobre 2014
ANDREA-CIOTTI

Andrea Ciotti – ©Alberto Lavit

La luce come aspirazione e ispirazione, come gioco estremamente serio, come missione per restituire una nuova concezione del benessere agli spazi di vita e di lavoro. Così il lighting designer Andrea Ciotti racconta a AYL il proprio rapporto intimo con la luce.

AYL: Come nasce l’aspirazione alla professione di un lighting designer?
AC: Tutto inizia con la passione per i Paesi Nordici. Sono terre in cui la luce è un elemento fondante.
Giovane designer alle prime armi ho iniziato delle collaborazioni con la Svezia e la Finlandia. Mi sono innamorato di quei luoghi che hanno saputo trasmettermi il valore dell’illuminazione. Lì si respira una cultura diffusa della luce. Nelle sue potenzialità e nei suoi elementi caratterizzanti.

AYL: Cosa rappresenta per te la luce?
AC: Luce è interazione con lo spazio. Lascia risaltare texture, materiali e strutture. La luce fa vivere lo spazio. Lo organizza, lo crea letteralmente.
Per questo la luce è intimamente legata alla funzione del luogo. Non esiste una luce bella tout court. Il valore della luce si misura in base alla relazione che instaura con il luogo per cui è concepita.
C’è un rapporto imprescindibile tra la luce e la psicologia delle persone. La luce ha il ruolo di far sentire bene le persone. Di contribuire a creare ambienti confortevoli.

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LYBRA WALL, Andrea Ciotti – Emilio Molinaro per Norlight (Castaldi Lighting) ©Alberto Lavit

AYL: Qual è il ruolo del lighting designer?
AC: Rendere la luce tridimensionale. Come mi insegnò un mio professore alla facoltà di Design, la mission  di un designer è di “far vedere la musica e far sentire la luce”. Nel tempo ho fatto mia questa sinestesia  che trovo efficacissima.
Un bravo lighting designer per me deve sempre partire dal chiedersi quali sono gli utenti. Il designer non è  un artista – un artista lavora per sé, il designer è al servizio degli altri. Non deve inventare, deve migliorare una situazione attraverso un progetto. Deve saper proporre una  evoluzione dello status quo.
Il più grande complimento che possa ricevere è che il mio lavoro non si vede, resta dietro le quinte. Sono gli  effetti del mio lavoro che devono farsi sentire. L’estetica, nel mio lavoro, non è fondamentale.

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SEVEN, Andrea Ciotti – Emilio Molinaro per Norlight (Castaldi Lighting) ©Alberto Lavit

AYL: Di quale lavoro vai più fiero?
AC: Di Sinus, un sistema di illuminazione e alimentazione medicale realizzato per Zumtobel.
Il contesto era dominato da una complessità progettuale oggettiva con cui abbiamo dovuto relazionarci. Il risultato è un corpo illuminante a LED continuo che nella sua massima conformazione misura 5,2 metri. Insieme ai tecnici abbiamo risolto le criticità progettuali lavorando molto per ottenere una luce confortevole e un sistema anti abbagliamento. Nelle camere in cui Sinus è installato non sono presenti altre sorgenti luminose. È un sistema in grado di offrire molteplici modularità e configurazioni.
Il lavoro era volto ad affiancare all’elevato profilo tecnologico del prodotto un versante più umano che lo avvicinasse ai complementi d’arredo. Abbiamo cercato di concentrarci sulla percezione dell’insieme per allontanarci dall’idea di un prodotto medicale e meccanico.

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SINUS, Andrea Ciotti – Emilio Molinaro per Zumtobel ©Alberto Lavit

AYL: Quale progetto ti piacerebbe affrontare?
AC: L’illuminazione di un carcere. Riuscire con la luce a creare del confort in uno spazio così difficile. Sono tante le criticità: dallo spazio angusto, alla mancanza di privacy, dalla costrizione, alla mancanza di libertà. Credo che in questi contesti si possa lavorare molto con le potenzialità della luce, intesa come strumento e mezzo.

www.zumtobel.com/sinus
www.castaldilighting.it
www.arcode.org

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